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Il Capodanno. Quindi non è affatto vero che un termine indicante il “Capodanno” fosse ignoto nell’epoca šardanica: era detto Arghittu, come ora sappiamo. I nomi oggi vigenti sono purtroppo banalmente simili nell’intera Europa: vedi ingl. New Year, sardo Candeláriu (‘Calendario’), it. Capodanno.

Dicevamo che l’anno sardo cominciava inequivocabilmente in Settembre, e le prove sono più d’una, anzitutto il fatto che nel sardo attuale e in quello medievale tale mese è detto Cabidanni. In secondo luogo perché l’anno degli antichi Romani cominciava in Marzo, e quindi è accertato che la nostra tradizione non proviene dai Latini.

Prima di procedere sul Capodanno dobbiamo ricordare che esso, almeno in Sardegna, ricorreva con riti di carattere eliminatorio-fondativo: all’inizio di Gennaio si esorcizzava la stagione infeconda (l’inverno in quanto freddo) e si celebrava invece l’inizio delle piogge, le quali rifondano il ciclo vitale eliminando i pericoli della siccità e della carestia. Ma occorre precisare che la stagione delle piogge aveva pari valore sia all’inizio sia al suo termine, ed a tal fine spesso tra certi popoli antichi l’anno era diviso in due parti nette, onde la fine delle grandi piogge (l’inizio della Primavera) aveva uguale valore fondativo, talché è proprio attorno alla Pasqua che i vari popoli mediterranei ricordavano la morte-rinascita del Dio misterico: Adone per i semiti occidentali e per i Sardi, Core (Persefone) per i Greci, Osiride per gli Egizi, Tammuz per i Babilonesi, Gesù per i Cristiani, ecc.

Certo è che un fortissimo mito fondativo era imperniato al momento in cui l’anno cessava di dispensare il buio e procedeva verso il Sole allungando le ore. Si tratta dell’attuale Capodanno europeo.

Tra gli Ebrei il Capodanno era a Settembre (Tišri), ma anch’essi avevano la tradizione di considerare come doppio Capodanno il periodo pasquale (plenilunio equinoziale: mese di Nisan), seguendo la tradizione babilonese che poneva appunto il Capodanno al 1° di Nisan (marzo-aprile). In Sardegna abbiamo già notato che i Capidanno erano tre, a Gennaio, a Pasqua, a Settembre.

L’anno in generale. In Mesopotamia l’anno cominciava col plenilunio di primavera; in sé però il primo mese dell’anno cominciava col riapparire della luna. L’anno attico dopo Solone cominciava nella seconda metà di luglio, ma è noto che parecchie città della Grecia ebbero un calendario particolare.

I Celti cominciavano l’anno il 1° novembre. Halloween (un tempo chiamato Samhain, leggi sow-in) era il rito propiziatorio del 31 ottobre che scacciava l’anno vecchio. Si accendevano grandi falò, attorno ai quali si danzava e si festeggiava per intimorire e scacciare gli spiriti maligni che cominciavano ad albergare nelle tenebre oramai troppo lunghe. Anche la mascheratura del viso e del corpo aveva le stesse funzioni repulsive. È proprio in questo periodo che avviene il repentino cambio di stagione nel centro-nord Europa, a distanza di un mese dall’equinozio d’autunno, allorché le masse d’aria polari cominciano a irrompere.

Il calendario di 365 giorni, noto durante l’epoca repubblicana romana, era ancora quello egizio, e fu Giulio Cesare a modificarlo, inserendo un giorno ogni quattro anni: fu il calendario che durò di più nella storia europea, anche per la sua precisione.

Come detto, gli Ebrei avevano due date d’inizio anno: una corrispondeva all’equinozio di primavera, l’altra all’equinozio d’autunno (Es 12, 2.18; 23,16; 34,22). L’iscrizione del X secolo a.e.v., nota come Calendario di Gezer (SU 140), distingue i mesi a seconda dei raccolti e fa coincidere l’inizio dell’anno con l’autunno:

1. yrḥw ‘sp yrḥw z Mese del raccolto, Mese della semina

2. r‘ yrḥw lqš Mese dell’ultima semina

3. yrḥ ‘ṣd pšt Mese della trebbiatura del lino

4. yrḥ qṣr š‘rm Mese della mietitura dell’orzo

5. yrḥ qṣr wkl Mese della mietitura e della misura

6. yrḥw zmr Mese della potatura

7. yrḥ qṣ Mese della raccolta della frutta

8. ‘by(h) Abiyāh

Sappiamo comunque che gli Ebrei ebbero a imitare presto il calendario babilonese, nel quale si faceva combaciare il calendario lunare di 354 giorni e mezzo col calendario delle stagioni, onde aggiungevano un mese ogni due o tre anni. Ma a sua volta il calendario delle stagioni rimase sempre sdoppiato, essendo legato ad un fenomeno naturale tanto importante quanto complesso: la rinascita della flora, che aveva due cicli, quello della Primavera e quello d’Autunno. In tal guisa, gli Ebrei celebravano il Capodanno (Rosh ha Shanah, citato in Ez 40,1) il primo giorno del mese di Tišri (settembre-ottobre), che era però il settimo mese del calendario ebraico (Lv 23, 23-25; Nm 29, 1-6). Infatti secondo Es 12,2 il mese di Abib (noto poi come Nisan, marzo-aprile) è il primo mese dell’anno, per quanto non vi sia prescritta alcuna festa. Alcuni studiosi fanno però notare che al primo di Nisan cominciava pure l’anno babilonese, onde è ulteriormente accertato l’influsso babilonese sul calendario ebraico. Altri studiosi ipotizzano sottilmente che l’originaria festa ebraica dell’anno nuovo cadesse in primavera in quanto era il Capodanno regale, in cui si enumeravano gli anni di regno, mentre il primo di Tišri era il calendario religioso o agricolo, valido a computare il calendario liturgico.

In ogni modo il pergamenaceo rotolo di Qumran noto come “Rotolo del Tempio” (il più lungo tra quelli trovati) dà il calendario delle festività, corrispondenti pienamente a quelle note dagli altri testi di Qumran, in cui si evince chiaramente un anno diviso in 12 mesi di 30 giorni più un giorno ogni 3 mesi e quindi di 364 giorni (vedi IQM, II,1-5; IQS, X, I; 4QSI). Il rotolo rivela a questo proposito ancora qualcosa di interessante: una serie di festività cadevano di domenica a distanza di 50 giorni l’una dall’altra; l’offerta del primo covone (la domenica 26 del primo mese), la festa delle settimane (la domenica 15 del terzo mese), la data del vino nuovo (la domenica 3 del quinto mese). Questa constatazione può, a quanto sembra, contribuire a risolvere il problema della adozione della domenica, in luogo del sabato, da parte dei cristiani.1

L’anno in Sardegna

Dopo tutto quanto precede, scopriamo pure che l’Anno degli antichi sardi era noto in quanto vocabolo, oltre che come misura del tempo. Addirittura in Sardegna ci furono due nomi – parimenti importanti – per indicare l’Anno; ne presento l’etimologia:

ANNU ‘anno’ (cfr. lat. annus) < bab. Annum ‘dio An, il Cielo’, reso poi in lat. Janus, al quale fu intitolato il mese iniziale di Gennaio, sd. Ennarzu < sum. en ‘Signore, Lord (Sîn)’ + ara ‘volta: in moltiplicazione’; en-nara = ‘le volte del Signore’ (sottint. ‘le 12 volte’).

MÒI cognome che ha base etim. nel sum. mu ‘anno’. Quindi questo cognome in origine indicò proprio l’anno sardiano.

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