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Fissare la misura del mese fu un fatto complesso per ogni popolo. Nella Bibbia ci si riferisce ad un mese composto di 30 giorni, per quanto poi gli Ebrei usassero normalmente il Calendario Lunare (29 giorni e mezzo). Il calendario assiro-babilonese aveva 12 mesi lunari di 29-30 giorni irregolarmente alternati.

La corrispondenza con l’anno solare si otteneva aggiungendo 1 mese intercalare dopo l’ultimo mese dell’anno, di cui si ripeteva quel nome con l’aggiunta di secondo. In Sardegna il mese intercalare si chiamava Deretta, ed ovviamente, cominciando il nuovo anno a Settembre (Cabidanni), non poteva che corrispondere al mese precedente, l’attuale Austu.

Una certa qual controprova che lo scomparso Deretta corrispondesse all’attuale Austu la abbiamo nel vocabolo Istìu ‘Estate’, recante l’arcaico significato di ‘Primo’ ossia ‘Inizio’ (del nuovo anno).

Dall’elenco delle etimologie che propongo qua sotto s’evince che i nomi dei mesi in Sardegna sono totalmente autoctoni, escluso – da 2000 anni – Aùstu (nome troppo cogente, imposto forzosamente per tutto l’Impero al fine di festeggiare le Feriae Augusti, il Ferragosto). Per questo il nome Aùstu sostituì lentamente il mese intercalare Deretta.

Che la Sardegna abbia conservato intatti, fin dall’origine dei tempi, i nomi dei propri mesi è un risultato clamoroso, che sconfessa l’intero corpo accademico mondiale, il quale sostiene caparbiamente che i nomi dei mesi sardi siano d’origine latina. In più, dalle etimologie siamo stati in grado di stabilire definitivamente – ma era peraltro intuitivo – che i mesi in Sardegna servivano a indicare i vari periodi delle fatiche umane, suddivisi secondo lo svolgersi dei fenomeni naturali.

Così come accade per migliaia di altre parole sarde, anche i mesi hanno conservato una fonetica diversificata secondo le aree tribali dell’isola, ed addirittura hanno conservato (per giugno, luglio, ottobre, novembre) persino due, tre, quattro nomi diversi. L’ultimo mese del calendario attuale (Idas), avendo subìto l’influsso della religione cristiana, è chiamato alternativamente anche Mese e Nadàle.

MESE, mési log. e camp. ‘mese’. Nel Mediterraneo questa denominazione è attecchita un po’ ovunque, poi fu ereditata anche da altri popoli: toc. A mañ, B meñe; got. mēna, lit. ménů (OCE II 472). I prototipi classici sono lat. mēnsis ‘mese’, gr. μήν ‘mese’, μήνη ‘luna’, ma la base più arcaica, per le altre parlate italiche, nonché per il sardo, è il sum. me ‘Essenza, divina proprietà motrice dell’attività cosmica; Being, divine properties enabling cosmic activity’ + šid ‘to count, contare’. Il composto me-šid fin dalle origini paleolitiche significò ‘computo dell’Essenza cosmica’. L’Essenza cosmica, il Motore dell’Universo in origine fu la Luna, la Dea Luna, che impersonificò anche la Dea Mater Universalis. Questo fu il motivo per cui, persino in periodo storico, molti popoli hanno proseguito a contare secondo le lunazioni, aggiustando con vari metodi la conta annuale ma tralasciando le misure basate sugli equinoz

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