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Gli studiosi delle religioni mediterranee delle origini parlano assiduamente, stancamente, pedissequamente di pantheon in relazione alle religioni dei singoli popoli. I loro schemi mentali sono condizionati dalla cultura greca classica, la quale è riuscita a fagocitare e compattare tutti, e ancora fagocita e “rigenera” umanisti di scuola laica o religiosa. Il pensiero greco è stato così potente, unidimensionale, che ancora nessuno studioso riesce a scamparci.

Non è questa la sede per scrivere un trattato sul pantheon greco o latino, anche se non è difficile dimostrare che la civiltà greca e quella romana fiorirono su un originario retaggio neolitico, intrise di un monoteismo basale incentrato sulla Dea-Madre. Intendo invece far notare che il linguaggio utilizzato dagli studiosi delle religioni è intossicato. Essi vedono dappertutto dei pantheon, e ne scrivono con sussiego, persuasi che ogni loro affermazione sia basata sul vero. E quando sono costretti ad ammettere l’evidenza del monoteismo, accettano soltanto di vederlo come monolatria o “culto di un solo dio” (concessione verbale che non muta la sostanza).

Anche lo studioso marxista Ambrogio Donini cadde in questa petizione di principio, persino nel passo cruciale dove (BSR 119) ricordò la conquista della Mesopotamia e di Babilonia da parte di Hammurabi, il quale assunse il dio Marduk come Signore del Mondo, e «ci presenta il nome delle diverse divinità del paese come altrettante funzioni e attributi del possente dio di Babele: Nergàl è il Marduk della guerra, Enlil è il Marduk del governo, Nebo è il Marduk del commercio, Adad è il Marduk della pioggia, ecc. Non si tratta di una rivendicazione di fede monoteistica, come ripetono ingenuamente molti storici delle religioni; ma del riconoscimento liturgico del prevalere di un singolo dio sugli altri, sulla base di quanto è avvenuto in terra nei rapporti tra i vari gruppi umani in lotta per il potere, con la centralizzazione politica delle diverse forme di governo. Più tardi, quando l’impero babilonese cadrà in mano agli assiri, il loro dio nazionale, il barbuto Assúr, verrà posto alla testa delle divinità dei popoli assoggettati e proclamato “dominatore del mondo”».

Ambrogio Donini con la sua affermazione non si rese conto di dare una mano ai rarissimi studiosi (io fra questi) i quali asseriscono che ogni popolo ebbe in origine il proprio Dio Unico. Anticamente, quando un popolo prevaleva su un altro, imponeva semplicemente il nome del proprio Dio unico con il relativo rito. Se i Musulmani potranno mai conquistare Roma, farebbero lo stesso. Ma Dio è sempre stato Unico, ovunque nel mondo. Anche gli Arabi precedenti Maometto adoravano un Dio unico, per quanto non si chiamasse Allah. E fu loro facile accettare la nuova religione di Maometto, proprio perché nasceva con le identiche basi del passato.

La storia dell’Antico Egitto ripete questo stesso clichet: infatti l’unificazione della Valle del Nilo non portò affatto alla creazione di un pantheon (come purtroppo declamano in troppi) ma semplicemente portò all’accettazione del Dio Unico che ogni cantone venerava prima dell’unificazione. E poiché nella storia del mondo non vi fu nemmeno un conquistatore che mirasse a cancellare gli déi dei vinti (relligio instrumentum regni…), va da sé che i singoli déi cantonali nilotici, pur nello scorrere dei secoli e dei millenni, rimasero déi paritetici a quello del nomo dove il faraone soggiornava, oppure divennero epifanie del Dio Unico Nazionale nei suoi vari attributi: esattamente è quanto fece Hammurabi.

Anche Greci e Latini ebbero in origine il proprio Dio Unico, ma furono le loro microconquiste (Grecia) o macroconquiste (Roma) a indurre, secolo dopo secolo, una comoda sistemazione poli-teistica, dove il Dio della tribù prevalente (Zeus, o Jupiter), divenne semplicemente un déus inter pares. Se poi i Greci parlarono di pantheon (scimmiottati in ciò dai Romani), non è che tale sistemazione alludesse a una reale proliferazione o genealogia deorum, ma fu un comodo strumento politico che consentiva di governare la “democraticità” o pariteticità della congrega di popoli o tribù che attorno a tale “pantheon” si riconosceva. Tutto sommato, pure in Grecia quel pantheon non era divenuto altro, infine, che una corposa e variegata epifania del Dio Unico (Zéus): nient’altro. Infatti gli storici delle religioni mettono agevolmente in luce che parecchi di quegli déi ebbero in origine tutt’altra caratura e importanza (quantomeno cantonale), come ad es. Pan e Pallas (gli déi che furono l’arcaica coppia della primitiva religione greca).

Che poi i vari poeti greci (in testa i rapsodi omerici, nonché Esiodo con la sua complicata e immaginifica Teogonìa) abbiano lavorato sodo per esplicare una visione attualizzata e accettabile del sistema religioso greco, ciò significa soltanto che quei tempi erano maturi affinchè i vates della nazione ellenica lumeggiassero un filone ideologico verso il quale il popolo potesse convergere per rinsaldare l’unità culturale. E non fu certo un caso che le lunghe, estenuanti e logoranti guerre che i vari cantoni greci (trainati da Atene o da Sparta o da Tebe) combatterono senza mai arrivare all’unificazione dei popoli fratelli, furono sempre mirate in primis a conquistare le sedi oracolari del nemico, affinché la sibilla s’esprimesse col linguaggio e coi concetti che il nuovo cantone dominante le imponeva. La storia greca non è disaggregabile dalla storia delle sue lotte per il dominio degli oracoli1. E poiché nessun cantone riuscì mai a unificare la Grecia, va da sé che il pantheon fu la soluzione politico-ideologica meno dolorosa, fatto salvo ovviamente che in ogni cantone il dio principale (ossia quello “nazionale”) non fu affatto Zéus ma l’uno o l’altro del pantheon panellenico.

Considerata la lunga sfilza di epiteti sardi riferiti esclusivamente al Dio Unico e alla sua Paredra, sarebbe balzano e cervellotico qualsiasi tentativo di eviscerare da quei tanti nomi un sia pur minimo indizio di un pantheon sardo. Anche in Sardegna Dio fu sempre e soltanto uno, affiancato, beninteso, dalla Paredra. Né più né meno come il Dio dei Cristiani, affiancato dall’immancabile Madonna: una coppia inossidabile nella concezione religiosa mediterranea (dalla quale sono esclusi ovviamente gli Ebrei ed i Musulmani).

1 Mario Attilio Levi, La lotta politica nel mondo antico, Mondadori, 1965

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