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Qui di seguito propongo una breve serie di etimologie che dovrebbero rendere edotto chiunque sulla certezza che il Dio Unico non appartiene soltanto ai monoteismi qui evocati, ma esistette in Sardegna da età preistoriche.

ATENE. È un arcaico cognome sardo, ma ha valenza mediterranea. Per capire l’intera problematica dobbiamo cominciare dalla dèa greca Athena e dal corrispettivo Adon, il dio siriaco della Natura, amato dalla dèa Ištar, venerato anche dai Fenici come dio tutelare della vegetazione. Dall’Adone siriaco i Greci copiarono il loro bellissimo Adone. Abbiamo anche Adonéo, epiteto che Siri e Fenici davano al Dio Sole.

Ma chi è Adon, Adonai? Il termine è ebraico, semitico, e significa ‘Signore’. Anche l’appellativo di Gesù è identico: Signore (gr. Kýrios). Un appellativo inossidabile, usato per tutti gli dèi del Mediterraneo e della Mezzaluna Fertile, che dura fin da epoca sumerica, quindi da oltre 5000 anni. Possiamo tradurlo anche come ‘leader, guida’, dal babilonese adû. Ma la più antica radice è il sum. ad ‘essere zoppo’ + un ‘cielo’: ad-un, significante ‘lo Zoppo del Cielo’, a indicare che Adone saliva ogni anno al Cielo, ma sempre segnato dalle stimmate dell’orribile zannata del cinghiale alla propria coscia, al proprio inguine.

La tradizione della divinità zoppa, ferita tragicamente all’inguine e quindi resa impotente, interessò mezza Eurasia, e nel Medioevo cristiano venne strettamente legata alla leggenda del Sacro Graal.

Il nome Adon, o almeno il suo radicale, ricorre con forme simili in parecchie regioni mediterranee, akk. adû ‘leader’, sum. adda ‘padre’ e il citato adun ‘zoppo del Cielo’, eg. Aton ‘Dio Sole’, ‘Disco solare’ ipostasi del ‘Dio Unico’. La commistione col bab. Attana non è un semplice effetto di attrazione fonetica, poichè anche a Babilonia il nome del 7° mese (il nostro luglio) indicava, evidentemente, il momento in cui il Dio Unico (il Sole) scaldava maggiormente la terra.

Più che il greco Adōn, palese imitazione del nome e delle funzioni del Dio della Natura siro-fenicio, è importante presso i Greci la sopravvivenza del mito di Athena (ipostasi dell’autorità stessa della città di Athenai, e dunque chiamata con lo stesso nome). Il mito di Athena lascia intuire molto di ciò che i Greci non dissero mai. Costei era la dèa della saggezza, ma al contempo era protettrice dell’agricoltura, e per l’avanzamento delle sorti degli agricoltori piantò l’ulivo sull’Acropoli, divenendo di colpo protettrice di Atene e dell’Attica. Ma Athena era anche patrona di tutte le arti, per quanto il proprio ingegno divino fosse indirizzato specialmente ad ogni arte utile, compresa quella dei vasai. Fu anche la dèa della musica, e inventò il flauto e la tromba. Ma Atena, dèa scaturita dalla testa di Zeus armata di tutto punto e urlante un grido bellicoso, era anche la dèa della guerra, e in tal guisa proteggeva il popolo, esercitando la sua funzione specialmente contro i nemici esterni. Non è un caso che intervenne energicamente a favore dei Greci nella guerra di Troia.

  Con tutte queste prerogative, mai viste riunite in una sola dèa, Athena era considerata il primo essere divino dopo Zeus.

  Tutto quanto precede non è un esercizio di erudizione ma serve a introdurre un discorso che accorcerò adeguatamente. I Greci erano un popolo maschilista. Tutte le storie su Zéus lasciano ampiamente capire che questo dio doveva governare ad ogni costo su tutto e su tutti. Athena fu tollerata perch’era la propria figlia prediletta. Questo è il mito tramandato.

  In realtà le cose stavano in modo assai diverso. Prima dell’invasione della Grecia, era Athena ad essere la padrona del campo, poiché in tutto il Mediterraneo si adorava esclusivamente, come Essere Supremo, un’entità femminile, da cui l’Universo fu creato. Athena in tal guisa rappresenta la vera unica dèa venerata in Grecia prima del prevalere dei Dori. Ciò detto, è ora possibile accorciare notevolmente le distanze tra Athena proto-greca e Aten o Aton Dio del Sole presso gli Egizi.

Viene facile sostenere che i nomi degli déi durante la Grande Koiné Linguistica Semitica non erano molti, ed erano fungibili tra di loro, con lievi differenze fonetiche tra i vari popoli, secondo la lingua che li adottava. Athena, in tal guisa, è un residuo della Maternità Universale, che poi fu sequestrata da quei maschilisti che erano i popoli impropriamente chiamati indoeuropei.

In Sardegna è rimasto il cognome Attena, Dattena (d’Attena), Attene, Atene, Atzena, Azzena. Questo cognome dalle numerose varianti corrisponde anche al nome di un villaggio medievale Aczena, Assena nella diocesi di Usellus, presso Baressa, ora scomparso.1 Una variante esclusivamente fonica sembra il cgn Atzeni e Atzèi.

In Sardegna, dedicato al Dio della Natura Adone, è rimasto pure il nome del villaggio di Gadòni, chiamato dai residenti Adòni. Ai suoi confini territoriali esiste anche il nuraghe Adòni, eretto in onore del Dio della Natura, ipostasi del Dio Unico, il Dio Sole.

BONACATTU è nome di villaggio, riferito alla chiesa romanica locale. In origine fu un appellativo basato sull’akk. būnu ‘bontà d’animo’, ‘espressione’, ‘buone intenzioni’ (anche ‘viso di Dio’) + kattû(m) ‘che rafforza, corrobora’ (cfr. sum. katab ‘soccorritore’). Classico appellativo rivolto al Dio Sommo.

BONNÀNNARO nome di un villaggio del Logudòro. Il toponimo ha come base un composto sardiano, dall’akk. būnu ‘viso’ di Dio, ‘favore, buona intenzione’ di Dio + nannāru(m) Luna, Dio-Luna; luce del Cielo’, redatto nello stato-costrutto būn-nannāru col significato complessivo di ‘Viso benevolo del Dio Luna’. In origine nel sito dell’attuale villaggio dovette esservi un tempio cantonale per l’adorazione del Dio-Luna (epifania del Dio Unico), attorno al quale poi s’agglomerarono una serie di case di servizio, di commercio templare, di traffico, con la successiva definitiva edificazione del villaggio.

BONO nome di un villaggio del Gocèano. Confronta, ma senza impegno, i nomi di numerosi paesi (e toponimi) in Bon-. Ha base etimologica nel sum. bu ‘perfetto’ + nu ‘creatore, procreatore’. Con tutta evidenza, in questo bel sito esposto a sud-est, a mezza altezza sulla catena montuosa, si volle in origine creare un santuario al Dio Unico, attorno al quale in sequenza fu eretto il villaggio.

BONORVA nome di un villaggio del Logudòro meridionale, giacente in un grande pianoro trachitico a nord delle falde dell’altopiano di Campèda. Il toponimo pre­sen­ta nella prima parte Bono (vedi) indicante il ‘Dio Unico Creatore’ + sum. ur ‘che’, ‘egli’, ‘lo stesso’, colui che’ + ba ‘distribuire doni, regali’. Il significato dell’antico composto bu-nu-ur-ba è ‘Dio Unico che distribuisce doni’.

BONUIGHÍNU è un sito celebre per aver dato nome alla Cultura di Bonuighínu, Neolitico medio. Nella località sorse anche un castello e pure un’antica chiesa, poi ristrutturata nel ‘700.

Bonuighínu (agro di Mara) viene tradotto come ‘Buon Vicino’, da cui per riflesso il catalano Bonvehí. Ma questa è una paronomasia. L’etimologia di Bonu Ighínu va cercata partendo dal fatto che il luogo fu considerato sacro fin dall’Età della Pietra. Il mistero dell’etimo sta nella sacralità del sito. Per Bonu abbiamo l’akk. būnu ‘viso’ di Dio, ‘favore, buona intenzione’ di Dio. Per Ighínu abbiamo il composto sumerico igi ‘faccia’ + nu ‘Creatore’. In questo sito in origine si onorava la sacralità del Sole nella sua epifania come Dio della Natura.

1 Day 72, Terrosu Asole 15, citati da Pittau CDS

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