Ogni religione antica fece uso di litanie, preghiere liturgiche costituite da una monotona serie d’invocazioni rivolte a Dio, alla sua paredra, agli angeli, ai santi (dal gr. litaneúō ‘invocare con preghiere’). Sulla scia delle antiche tradizioni, la Chiesa cristiana non è stata da meno, ed ha coniato una serie di litanie al Santissimo Nome di Gesù, al Sacro Cuore di Gesù, al Preziosissimo Sangue di Gesù, a San Giuseppe, al Venerabile Sacramento, ai Santi.
Litanie dei Santi. Ad esempio, nella Chiesa orientale già all’epoca di s. Gregorio Taumaturgo (270) e di s. Basilio (379) le preghiere contenevano le invocazioni ai santi. Per la Chiesa occidentale si fanno risalire a papa Gregorio Magno (590), che ne stabilì il testo.
Alcuino introdusse le litanie dei santi nell’ufficio monastico. Le litanie venivano recitate nei giorni delle feste solenni, ad es. nelle ordinazioni presbiteriali o episcopali e nei pontificali della Basilica Vaticana dopo la morte del papa, nonché nelle processioni delle Rogazioni. Una versione breve è recitata nel rito del Battesimo. Tali litanie sono ovviamente più estese delle Litanie lauretane, poiché coinvolgono pressoché tutti i Santi esistenti, all’indirizzo dei quali viene elevata una invocazione.
Per non tediare il lettore, trascrivo di seguito soltanto le Litanie Lauretane, che si cantavano nella Santa Casa di Loreto e da lì, favorite dalla fama del santuario, si diffusero nella Chiesa latina fino a divenire una delle preghiere più popolari alla Madonna. Le litanie lauretane rappresentano una singolare oratio fidelium, invocazione a cori alterni (presidente e assemblea) che canta l’azione di Dio in Maria e nella Chiesa. Papa Sisto V le approvò con un decreto del 1587. La Chiesa cattolica ne raccomanda la recita alla fine del rosario. Papa Leone XIII, in particolare, le raccomandava per il mese di ottobre (il 7 ottobre cade la festa della Madonna del Rosario).
Kyrie, eléison, Kyrie, eléison.
Christe, eléison, Christe, eléison.
Kyrie, eléison, Kyrie, eléison.
Christe, audi nos, Christe, audi nos.
Christe, exaudi nos, Christe, exaudi nos.
Pater de caelis, Deus, Miserere nobis.
Fili, redemptor mundi, Deus, Miserere nobis.
Spiritus Sancte, Deus, Miserere nobis.
Sancta Trinitas, unus Deus, Miserere nobis.
Sancta Maria, ora pro nobis.
Sancta Dei genetrix, ora pro nobis.
Sancta Virgo virginum, ora pro nobis.
Mater Christi, ora pro nobis.
Mater Ecclesiae, ora pro nobis.
Mater divinae gratiae, ora pro nobis.
Mater purissima, ora pro nobis.
Mater castissima, ora pro nobis.
Mater inviolata, ora pro nobis.
Mater intemerata, ora pro nobis.
Mater amabilis, ora pro nobis.
Mater admirabilis, ora pro nobis.
Mater boni consilii, ora pro nobis.
Mater Creatoris, ora pro nobis.
Mater Salvatoris, ora pro nobis.
Mater misericordiae, ora pro nobis.
Virgo prudentissima, ora pro nobis.
Virgo veneranda, ora pro nobis.
Virgo praedicanda, ora pro nobis.
Virgo potens, ora pro nobis.
Virgo clemens, ora pro nobis.
Virgo fidelis, ora pro nobis.
Speculum iustitiae, ora pro nobis.
Sedes sapientiae, ora pro nobis.
Causa nostrae letitiae, ora pro nobis.
Vas spirituale, ora pro nobis.
Vas honorabile, ora pro nobis.
Vas insigne devotionis, ora pro nobis.
Rosa mystica, ora pro nobis.
Turris davidica, ora pro nobis.
Turris eburnea, ora pro nobis.
Domus aurea, ora pro nobis.
Foederis arca, ora pro nobis.
Janua caeli, ora pro nobis.
Stella matutina, ora pro nobis.
Salus infirmorum, ora pro nobis.
Refugium peccatorum, ora pro nobis.
Consolatrix afflictorum, ora pro nobis.
Auxilium Christianorum, ora pro nobis.
Regina angelorum, ora pro nobis.
Regina patriarcharum, ora pro nobis.
Regina prophetarum, ora pro nobis.
Regina apostolorum, ora pro nobis.
Regina martyrum, ora pro nobis.
Regina confessorum, ora pro nobis.
Regina virginum, ora pro nobis.
Regina sanctorum omnium, ora pro nobis.
Regina sine labe originali concepta, ora pro nobis.
Regina in caelum assumpta, ora pro nobis.
Regina sacratissimi rosarii, ora pro nobis.
Regina pacis, ora pro nobis.
Agnus Dei qui tollis peccata mundi, parce nobis, Domine.
Agnus Dei qui tollis peccata mundi, exaudi nos, Domine.
Agnus Dei qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Ora pro nobis, sancta Dei genetrix,
ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus!
Concede nos famulos tuos, quaesumus, Domine Deus,
perpetua mentis et corporis sanitate gaudere,
et, gloriosa beatae Mariae semper virginis intercessione,
a praesenti liberari tristizia
et aeterna perfrui laetitia.
Per Christum Dominum nostrum.
Amen.
I vari tipi di litanie cristiane ricalcarono quelle precristiane, dovettero assolutamente ribadirle, sovrapporsi ad esse in modo da cancellare dalla memoria dei popoli – per effetto della assoluta somiglianza o identità – ogni forma e sostanza delle credenze pregresse. In Sardegna, per fortuna, siamo in grado di ricomporre alcune invocazioni delle litanie precristiane, recuperandole da una fitta serie di epiteti rivolti al Dio Unico (e da quelli rivolti alla paredra). Per epiteto intendo un aggettivo o sostantivo o locuzione che determina un nome (in questo caso il nome della divinità), fungendo da apposizione o attributo, il quale talora può avere valore esornativo ma talaltra può essere una riuscita definizione.
I vari epiteti precristiani che qui elenco in ordine alfabetico sono stati estrapolati, mediante l’etimologia, da una serie di cognomi, nomi personali, toponimi, talora da qualche iscrizione, persino dai nomi dei pani, addirittura da qualche fitonimo.
ADDIR. È l’appellativo del Sardus Pater Babay, divinità adorata nel tempio punico di Antas (Fluminimaggiore). Addir ha base etimologica nel sum. ad–dirig (ad ‘zoppo’ + dirig ‘supremo, immensamente grande, eccellente’). A ben vedere, questo è un epiteto esaltativo di Adon, il Dio della Natura (vedi Adon).
ADON. Il termine è ebraico, semitico, e significa ‘Signore’. Anche l’appellativo di Gesù è identico: Signore (gr. Kýrios). Un appellativo inossidabile, usato per tutti gli dèi del Mediterraneo e della Mezzaluna Fertile, che dura fin da epoca sumerica, quindi da oltre 5000 anni. Abbiamo già discusso l’etimologia di Adon.
ANÉRIS cognome sardo la cui base etimologica è uno stato costrutto akk. Anu ‘Dio del Cielo’ + erîš ‘like an eagle’ < erû ‘aquila’, chiaro epiteto riferito a quella deità. Ovviamente un tempo fu anche un nome virile sardiano.
ANÉTO cognome antichissimo con base nell’akk. Anu ‘Dio del Cielo’ + eṭû ‘scuro’, con riferimento al cielo tempestoso, epiteto del Dio massimo che radunava pure le tempeste (cfr. Giove Pluvio).
ANGIÒNI, Angiôi è un cognome (documentato nel condághe di Bonarcado 167, 205 come Anione) il quale non identifica affatto il camp. angiòni ‘agnello’ < lat. agnus + suff. ione del lat. parlato. Proprio questa forma medievale lascia intuire, oltre all’arcaicità del cognome registrato in un documento di per sé già antico, anche la distanza esistente tra il termine latino e quello sardo.
Angiòni ha base nell’akk. Anu ‘sommo Dio del Cielo’ + ḫunnû ‘dare rifugio’ alle pecorelle etc. (stato costrutto An–ḫunnû > Angiòni per attrazione del mediev. angiòni ‘agnello’). Il cognome è una lode al Sommo Dio col significato di ‘Anu rifugio, protezione delle genti’.
ANGÙLI è il pane focale de su Pani e is Bagadius di Siurgus, quello al centro dell’ampia composizione sacra portata in processione. Indicando il Dio Adone morto (come vedremo a suo luogo), ha base etimologica nell’akk. anqullu (un fenomeno atmosferico; una vampata di luminosità, un bagliore di fuoco).
ANIÀDA. Questo pane di Villaurbàna ha base etimologica da akk. Anu ‘Dio supremo’ + adû ‘leader’, col significato di ‘Anu conduttore di popoli’ (epiteto esaltativo di Dio, con riferimento al gradevole sapore del melograno, detto aniàda). Nell’antica Babilonia più di un frutto ricevette un nome collegato alla magnificenza degli déi.
ANIADEḌḌA. Il nome di questo pane è una variante fonetica di aniàda (vedi), senza che però indichi necessariamente una pezzatura minore. Oltre ai due arcaici membri fonetici Anu ‘Dio supremo’ + adû ‘leader’, –eḍḍa deriva dall’akk. ellu ‘puro, insigne, splendente’, anch’esso attributo del dio Anu. Quindi aniadeḍḍa significò ‘Anu insigne condottiero di popoli’.
ANNA E LOCU (Bitti e Siniscola) ‘fiore del rosolaccio’ (Papaver rhoeas L.). Risale a un composto aggettivale sardiano con base nell’akk. Anu, Annum (God of heaven, sum. an) + elû(m) ‘sorgere’, ‘risorgere’, ‘che ascende’ + sum. ku ‘rafforzare’, col significato complessivo di ‘Anu che sorge (nuovamente) in forze’. Il riferimento al Dio del Cielo, al Dio-Sole che sorge in una palla di fuoco, è lapalissiano, causa il colore rosso-fuoco del papavero.
ANULÙ. Questo toponimo dell’agro di Seùi indica un sito appena sotto le torri dolomitiche a forma di ziqqurat al confine con Ussassái. Base nell’akk. Anu ‘the sky god’, il quale è quasi uno Zéus accadico (padre di déi), quasi un Urano, primogenito del mare primordiale (vedi il Poema di Gilgameš). Anche la seconda parte –lu corrisponde all’akk. elu, ilu ‘dio’. Ovunque si trovino guglie dolomitiche, troviamo sempre riferimenti all’Altissimo. La loro forma svettante è segno che questi monti venivano considerati degli altari naturali.
ARCÁDU cognome avente la base nell’akk. (w)arḫu(m) ‘luna, arco di luna’ + adû ‘leader’: st. c. arḫ-adû, epiteto riferito al Dio Luna col significato di ‘Luna (nostra) guida’.
ASSUSSÈNA log. ‘giglio bianco’ (Lilium). Cfr. sp. azucena; nelle laudi della Vergine e dei santi, è applicato alle sante e vale ‘qualcosa di estremamente puro e bello’: Candidissima assussèna (per santa Greca). L’epiteto è una variante del più noto Susanna, nome muliebre a base ebraica. Susanna significa ‘donna originaria di Susa’ (la capitale dell’antica Persia). Lo ritroviamo nell’ebr. Shushan ( שׁוּשַׁנ ). Pure il frutto del susíno ha la stessa origine, ‘originario di Susa’. In Italia abbiamo due cognomi ebraici italiani: Susin e de Susen. Dante Alighieri usa già prima del 1321 il nome del frutto, da ant. ebr. שׁוּשִׁין (šušin ‘nativo di Susa’), e s’affianca a Šošannah שׁוֹשַׁנׇּה (‘(fiore) di Susa’: Susa שׁוּשַׁה ).
BABÀY. Equivale al mediterraneo Kýrios ‘Signore, Padrone, Guida’. Etimo già discusso.
BARRÓTTU è cognome di Òlbia e Sàssari e pare uno dei composti sacri più antichi del mondo; se colgo nel segno, il termine è sardiano ed ha base nel sum. bar + Uttu = ‘aratro di Uttu’. Questo è un preciso epiteto di Enki, il dio sumerico che rappresenta l’aspetto maschile della creazione, che si unisce a Uttu nel primo matrimonio della storia del mondo, facendola partorire nel dolore e relegandola in casa a tessere la lana delle pecore. Uttu diviene così la silenziosa Dea della Casa, la capostipite mitica delle spose sumere. Enki (Ea in accadico), il ‘Signore della terra’ dei Sumeri (da en ‘Signore’ + ki ‘terra’), era il dio delle acque dolci sotterranee, ma principalmente dio della sapienza, delle arti e degli oracoli. È figlio di Tiamat, il mare primordiale di superficie, ed è principalmente il padre del genere umano. Ecco perché questo epiteto. Questa è una delle tante conferme del fatto che la religione ed i miti sumerici ebbero grande parte nella formazione della civiltà sarda, principalmente di quella prenuragica.
BAÙLE cognome avente base etimologica nel bab. ba’ūlu ‘grande, importante’ < ba’ālu ‘essere dominante, eccezionalmente grande, luminoso, splendente, esageratamente importante’. Si riferisce alla figura delle statue degli dei, ai re, poi anche, per traslato, alle esequie di questi. Vedi il cgn Baùllu.
BAÙLLU, Baùle cognome la cui base etimologica è il bab. bā ‘acqua’ + ullû(m) ‘esaltata’ di dea (è la dea delle acque). Il composto è quindi uno stato costrutto riferito proprio alla Dea delle Acque, tanto venerata in Sardegna.
BELLEDDU cognome; è un epiteto sardiano dall’akk. belû(m) ‘dio, signore, maestro’ + ellu ‘puro, splendido’, riferito al dio Marduk.
BELLÉI cognome; epiteto sardiano con base etimologica nell’akk. bēlu(m) ‘signore, proprietario; padrone, controllore’ (riferito al Dio sommo) + suffisso d’origine ebraica –éi.
BELLIÉNI, BELLÉNI cognome autoctono e antichissimo, avendo base nell’akk. belû(m) ‘dio, signore, maestro’ + enu(m) ‘signore’ (sempre riferito a Dio) < sum. en ‘signore’. L’epiteto ‘signore’, ripetuto due volte, è spia dell’altissima antichità del cognome, ch’ebbe dapprima la base sumerica (en), cui fu sostituita in seguito la base accadica (enu); la sostituzione in questo caso sembra indicare un aggiornamento della cultura religiosa dei Sardiani, che non solo sostituirono la parola ma, consci della ripetizione semantica, vollero esaltare maggiormente Dio con l’attributo a lui dovuto.
BELLU cognome con base nell’akk. bēlu(m) ‘signore, proprietario, maestro’. Il termine si ritrova nel personale Belu < Belo, re della lista reale lidia ma di origine assira (IX-VIII sec. a.e.v.: Erodoto I, 7). Si ritrove pure nel nome divino Bel, appellativo di Marduk e volle dire ‘Signore’.
BERCHIDDA nome di un comune in Gallùra. In origine fu epiteto sacro rivolto, evidentemente, al Dio Sole venerato in un santuario cantonale; base nell’akk. berqu ‘lampo accecante’ + ilu ‘Dio’ (sum. ilu ‘Dio’), col significato di ‘Dio folgorante’.
Analogo è il discorso su Bèrchida (Siniscòla), che ha l’accento anticipato secondo la legge fonetica barbaricina.
BERRÌNA cognome del Nuorese: composto rituale sardiano basato sull’akk. (w)erru(m) ‘potente’ + īnu(m) ‘occhio’ (stato costrutto werr–īnu), col significato di ‘occhio potente’ (riferito a Dio).
BÈVERE cognome; antico epiteto mediterraneo rivolto al Dio supremo, da akk. bēru, bīru(m) in composto con bēl(ē), (bēl–bēru, col significato di ‘Signore della divinazione’).
BONEDDU, BONELLO due cognomi mediterranei (e sardiani), con base nell’akk. bunnû ‘reso bello, che diventa bello’ + ellu ‘puro, limpido’ con ambo gli appellativi costituenti un composto giaculatorio riferito al Dio durante la processione o durante le cerimonie sacre.
BONORVA comune del Logudòro meridionale. Il toponimo presenta nella prima parte Bono (vedi) indicante il ‘Dio Unico Creatore’ + sum. ur ‘che’, ‘egli’, ‘lo stesso’, colui che’ + ba ‘distribuire doni, regali’. Il significato dell’antico composto bu–nu–ur–ba è ‘Dio Unico che distribuisci doni’.
BUBÁLIS, BUÁLIS antico villaggio del giudicato di Torres (curatorìa di Montes). Si trovava nelle campagne di Òsilo in località Bainzolo. Apparteneva ai Malaspina che dopo la conquista aragonese lo utilizzarono come base per la loro ribellione. Nel corso del sec. XIV si spopolò. La sua grafia appare un po’ in tutti i condághes ed è stata analizzata dal Paulis (SSM), secondo cui il toponimo deriverebbe dal sardo medievale bubari, bulbare, gulgare, vulvare ‘recinto per rinchiudere i buoi domiti’.
Non sono d’accordo. Credo che sotto l’attuale tempio cristiano ci sia un antico tempio pagano dedicato al Dio Sommo del Cielo. Infatti Bubalis ha base etimologica nel sum. bu ‘perfetto’ + sem. Baʽal ‘Dio Sommo’, col significato di ‘Dio Perfetto’.
CAMMEDDA, CAMEDDA cognome di origine sardiana, con base nell’akk. ḫammu(m) ‘capo-famiglia’ (epiteto di divinità) + ellu ‘splendente, fulgido’ ritualmente (stato costrutto ḫamm–ellu), col significato di ‘fulgido genitore’.
CAMPULLU cognome con base nell’akk. kappum ‘palmo della mano’ + ullu ‘esaltato’ (di Dio), col significato di ‘mano santa’ (epiteto rituale).
DARIO. La base etimologica di questo nome personale, famoso perché appartenuto a un imperatore persiano, è l’akk. dāriu(m), dārû(m) ‘lasting, eternal, eterno’ riferito agli déi, ai re (tipico appellativo di cui si dotavano i re delle origini, per marcare la propria forza e nobiltà davanti al popolo). Come si può notare, anche Dario, nome di un sovrano achemenide, era nome programmatico.
DEVÁDDIS cognome da ricondurre a quello dei condaghes di Silki, Trullas, Salvennor: de Valles e de Balles (Trullas). È patronimico, indica filiazione da Balles, o indica direttamente il cgn Balles (De Balles, poi De Valles = ‘dei Balles’, ‘dei Valles’). A sua volta era già corrotto al momento della redazione nei condaghes. Sicuramente l’origine è sardiana, indicò il dio fenicio Baʽal (Bʽl) con base nell’akk. baʽālu, balû ‘supplicare’, ugaritico bʽl ‘signore’. Da baʽālu si ebbe *Balle, Balles, ed anche il cgn italianizzato Valle.
DE VALLE, DEVALLE variante italianizzante del cgn Devaddis: vedi.
DÒGANA epiteto indicante la ‘Madre del Cielo’. Etimo già discusso.
DONEDDU cognome; è uno degli epiteti più santi che la lingua sardiana ci abbia tramandato, avente la base nell’akk. dunnu ‘potere, forza’ + (w)ēdu(m) ‘(Dio) unico’ (stato costrutto dunn–ēdu), col significato di ‘Potenza del Dio Unico’.
FENÙDE, FENÙDI cognome; termine sacro sardiano con base nell’akk. penû, panû ‘essere in testa’, ‘fronteggiare’ + ūdu ‘malattia, afflizione’ (stato costrutto pen–ūdu), col significato di ‘soccorritore degli infelici’ (riferito a Dio nella sua epifania di Dio della Salute).
IACCU HIRVU. Dolores Turchi1 tratta delle figura di Iácco, Ἴακχος, nome solenne di Bacco (Dióniso) nei Misteri Eleusini. Iaccu Hirvu è toponimo dell’agro di Orgòsolo. Iaccu disvela il nome del Dio Unico Universale (YHWH, leggi i-aḫu), da tradurre ‘Oh Potente!’.
Circa Hirvu, l’etimo sembra avere base nel sum. ir ‘potenza’ + bu ‘perfetta’. Quindi Iaccu Hirvu sembra un epiteto sacro riferito al Dio Unico Universale, col significato di ‘Yahwh dalla perfetta potenza’.
IÁCCU PÍU è altro epiteto di Iaccu; la base etimologica sta nell’akk. pedû, pādû ‘indulgente’: = ‘Yahwh indulgente’. Sembra incredibile quanto la religione precristiana si avvicini ai sentimenti e ai concetti di quella ebraica.
IÁCCU PUZZÒNE è un toponimo dell’agro di Orotelli. Se crediamo che il toponimo possa celare un arcaico epiteto di Dio, allora occorre vedere in Iáccu il nome del Dio Unico Universale, quello che per gli Ebrei era YHWH (leggi i-aḫu), da tradurre ‘Oh Potente!’. In Puzzòne abbiamo un epiteto sacro dal sum. pu ‘giardino’ + zu ‘to know’ + ne ‘forza’, col significato di ‘Poderoso Giardino della conoscenza’.
IACCÙRU è un toponimo di Arìtzo che fu un composto sardiano con base nell’ebr. YHWH (leggi i-aḫu), da tradurre ‘Oh Potente!’ (composto di i ‘let’s, come on, suvvia’, esortazione simile a quella sumerica, alla quale affianco aḫu che significa ‘fraternizzare’ ma principalmente ‘forza’: in composto abbiamo i-aḫu, y-aḫw, col significato di ‘Oh Forza’, ‘Oh Potenza’ (esclamativo, esortativo). Il termine accadico aḫu significante ‘forza, potenza’ giustifica anche la traduzione fatta dai Settanta mediante Kýrios ‘Potente’. All’invocazione YHWH, i-aḫu si abbina il sum. ur ‘ungere, unzione’. Il significato di i–aḫ–ur è ‘O Forza degli Unti’, ‘O Forza dei Messia’ .
Anche questo risultato, come tanti altri dell’antica religione dei Sardi, fa capire che niente fu innovato sulla faccia della Terra, poiché la consacrazione dei fedeli attraverso la “cresima” o dei re mediante l’unzione avveniva già in epoca precristiana.
IÁCCU RÙJU. Dolores Turchi2 scrive: «Ad Olièna si afferma che quando sta per piovere Iaccu Ruiu dà il segnale, perché a mezza montagna si forma uno strato di nuvole… Resiste il detto Iaccu Ruiu annuau, abba sicura ‘Iacco Rosso annuvolato, acqua sicura’». Per essere coerenti con quanto sappiamo delle civiltà ch’ebbero una presa diretta in Sardegna prima dell’invasione romana, occorre cercare nei vocabolari semitici l’origine o la base fono-semantica di questo nome fantastico. E allora possiamo dare a Iaccu la sua propria etimologia (vedi Iaccu Hirvu), A i-aḫu sommiamo l’akk. ruḫû(m) ‘sorcery’, col significato sintetico di ‘Dio magico’ o ‘Dio delle magie’.
In tal guisa, Jaccu Rùju sembra che dagli antichi Olianesi fosse immaginato come Dio degli incantesimi. Non sembri blasfemo (peraltro la bestemmia fu creata dai preti Bizantini!) se ora vediamo in Jaccu Ruju lo stesso diavolo altrimenti noto come Cusidòre ossia ‘ciabattino’; costui è un démone innocuo, o poco nocivo, appartenente anch’esso alla cultura di Oliéna, che il popolo immagina abbia dato il nome al Monte Cusidòre, una delle vette su cui notoriamente s’accumulano i temporali, prima che la sottostante Oliéna ne riceva gli effetti. Si dice infatti che Cusidore, assiso sulle vette, borbotti spesso (tuonando, da par suo), esprimendo così il disappunto per essere costretto a ripararsi le scarpe logorate costantemente sulle rocce asperrime della montagna. In tal guisa pare che Jaccu Rùju e Cusidòre siano due facce della stessa medaglia, l’una pre-cristiana, la seconda cristiana.
ILÚNE spiaggia e retroterra pianeggiante, malamente chiamata (Cala di) Luna, confinaria tra Dorgáli e Baunéi, capolinea del lunghissimo canalone (con relativo fiume) chiamato in carta Códula di Luna: in realtà Códula e Ilùne. Il toponimo deriva da Ilu, capo del pantheon ugaritico, al cui lemma s’aggiunge il sum. nu ‘sperma, genitali maschili’, col significato di ‘Dio Padre creatore’. Sembra ovvio che questo termine subì l’influsso antichissimo della lingua sumerica, mischiandosi fin dai primi secoli con l’altro epiteto divino Luna, la cui base etimologica è il sum. lu ‘divampare’ + nu ‘creatore’, nu ‘sperma, genitali maschili’, col significato di ‘(Padre) creatore luminoso’ (presso i Sumeri la Luna era un Dio, non una Dèa), ed era considerato il Dio fecondatore dell’Universo.
LAVÒRE cognome che fu un lemma sardiano con base nell’akk. lābu ‘leone’ (epiteto di re o déi) + urû(m) ‘stallone’ (nel senso di animale da monta). Il termine quindi in origine era un epiteto sacro, riferito al Dio della Natura, col significato di ‘leone procreatore’.
LOSA nome di un nuraghe in territorio di Abbasanta, tra i più belli della Sardegna. È congruo vedere la base etimologica nel sum. lu ‘divampare’ + šu ‘totalità, mondo’, col significato di ‘totalità fiammeggiante’ (epiteto del Dio Sole, che vi era adorato con i fuochi sulla sommità).
LOVÍCU Luvícu, Luvígu cognome orgolese, variante di Loícu. Essendo sortito certamente nell’alta antichità in un’area profondamente appartata, non si capisce perché sia stato classificato dal Pittau come variante del pers. it. Lodovico, che è di origine germanica e per giunta non figura tra i Santi celebrati in Sardegna. Il cognome in realtà è antichissimo e sembra rientrare tra gli epiteti rivolti al Dio dell’Universo, al Dio-Toro, chiamato in akk. lû(m) ‘toro’ + ikku(m) ‘umore, temperamento’: lû–ikku, col significato di ‘(Dio) dal temperamento taurino’ (con riferimento alla sua funzione di rigeneratore dell’Universo).
LOVISELLI cognome che fu termine sacro mediterraneo, base nel sum. lu ‘divampare’ + iši ‘splendore, radiosità’ + akk. ellu ‘santo, sacro’ (riferito al rito), col significato, rivolto al Dio Sole, di ‘Santo splendore divampante’. Loviselli è variante del cgn it. Luiselli.
LOVÌSI cognome; antico epiteto sacro mediterraneo, basato sul sum. lu ‘divampare’ + iši ‘splendore, radiosità’, col significato di ‘splendore divampante’ (riferito al Dio Sole).
MÉMOLI cognome; lemma sacro mediterraneo, con base nel sum. me ‘essenza, divina proprietà che produce l’attività cosmica’ + mul ‘stella’, ‘brillare, irradiare luce’, col significato di ‘Essenza cosmica creatrice delle stelle’; tale significato è quanto di più sublime si possa immaginare per un linguaggio di 5000 anni fa.
MUMMU. Il termine sta oramai svanendo nell’uso ma è ancora vitale presso le donne anziane dei paesi del Campidano, che per dire ‘ohi, mamma mia’ dicono: ohi, mummu mia! In mesopotamico Mum è l’emblema di Ea, onorato in origine dai Sumeri, poi dagli Assiro-Babilonesi, dagli Ittiti e dagli Elamiti. È il dio dell’acqua, quindi della purificazione e degli scongiuri. In bab. mummu è la forza che dà la vita ed è riferita a varie divinità quali Ea, Ištar, Papsukal, Marduk.
PANEDDA cognome; termine sacro sardiano con base nell’akk. pānu ‘faccia, il colore (della faccia)’ e più precisamente la ‘faccia del Sole, di Dio (che sfolgora rossa e incandescente)’. Vedi discussione fatta per Pane. Quanto al suffisso –édda, non fu diminutivo ma fu basato sull’akk. ellu ‘puro, santo’, che abbinato per stato costrutto a pānu, dà il significato di ‘Volto santo’ (indubbiamente fu anche un nome muliebre).
SÉGHENE cognome che non è la metatesi del cgn Sèneghe ma epiteto sacro sumerico con base in šeĝ ‘pioggia’ + en ‘signore’, col significato di ‘signore delle piogge’ (riferito al Dio supremo).
SINATRA cognome che fu epiteto sacro antichissimo, di area mediterranea. Per capirlo occorre ricordare che nel Mediterraneo, in epoca pre-indoeuropea, era fortemente adorato il Dio Luna (essenza semitica maschile), che in accadico è Sîn, assimilato a sua volta alle antiche forme tradizionali sumeriche di analoghe divinità, soprattutto Nanna di Ur, e divenuto un dio dai caratteri universali, largamente venerato anche al di fuori della Mesopotamia. Anche in aramaico il Dio-Luna è Sîn. Quanto al secondo membro –àtra, esso ha base nell’akk. (w)atru(m) ‘immenso, eccellente, superiore’. Sinatra fu quindi un epiteto rivolto al Dio Sommo, simile o identico a quello proferito nei riguardi di Ermete Trismègisto (significante ‘tre volte immenso’), verso l’Altissimo.
SORBELLO cognome che ha alla base il cgn Sorbo (akk. šurbû ‘grandissimo, immenso’) + akk. ellu ‘puro, limpido, brillante; santo’, col significato di ‘(Dio) immenso e santo’.
SURRACCO cognome con possibile base accadica: šūru ‘toro’ + akû ‘palo d’ormeggio’, col significato di ‘Toro, Palo’ (Palo del Genere Umano: epiteto del Sommo Dio, ad indicare la Sacra Virga fecondatrice del Dio dell’Universo).
SUSSARELLO cognome che base nell’akk. šaššāru(m), šuššārum ‘sega, dente della sega’ (come simbolo di Šamaš, il dio Sole) + ellu ‘puro (forse con riferimento al suo altare)’.
TORELLA cognome che è un antico nome muliebre, avente a base il cgn Tore (vedi) + l’akk. ellu ‘(ritualmente) puro, sacro, santo’, col significato di ‘Rifugio santo’.
1 Maschere, miti e feste della Sardegna 89-90, 110
2 Maschere, miti e feste della Sardegna 89-90, 110, 191
