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Salvatore Dedola

Lingua Sarda Lingua Semitica

le origini del linguaggio

Sull’antichità dell’origine del linguaggio umano si fanno soltanto ipotesi. Alcuni lo fanno risalire al Paleolitico Superiore (160.000 anni), altri al Paleolitico Medio (200.000 anni fa), altri al Paleolitico Inferiore (500.000 anni fa). In ogni modo, c’è accordo per far risalire l’origine del linguaggio a prima che comparisse l’Homo Sapiens.

L’ultima parola spetta agli antropologi. Sono loro ad aver scoperto un Neanderthal con osso o cartilagine glottale anziano di 230.000 anni, ed ovviamente pensano che l’osso glottale favorì l’articolazione della lingua. Ma altri archeo-antropologi del Sud-Africa accampano la scoperta di una Dea-Madre vecchia di 700.000 anni: chiaramente, gli scultori di quella Dea-Madre parlavano. Comunque la mettiamo, l’Homo cominciò ad articolare parole e pensieri molto presto. Osso della glottide o meno, io sono convinto che l’Homo riuscisse a comunicare suoni alquanto articolati anche senza quell’osso ritenuto indispensabile….. leggi ancora

dizionario etimologico della lingua sarda

ISTÉRRIDA METODOLÒGICA A SU “NOU FAEḌḌARZU ETIMOLÒGICU DESSA LIMBA SARDA” de Barore Dedola

I venticinquemila lemmi di quest’opera analizzano mediante la tecnica etimologica l’origine di altrettante parole. L’elenco arriva abbondantenente a un quarto dei 90.000 vocaboli inseriti nel più completo dizionario della lingua sarda, quello di Mario Puddu. Il mio scopo, evidentemente, non era di eguagliare i numeri del Puddu; invece ha inteso ricalcare uno per uno, e riesaminare ab imo, i lemmi trattati da Max Leopold Wagner nel “Dizionario Etimologico Sardo”, aggiungendone altri la cui analisi è già stata resa nota nella mia “Collana Semitica”.

Un’opera linguistica non si misura a numeri ma a contenuti. Peraltro l’opera del Puddu è diversa: egli ha ottimamente raggiunto lo scopo di ogni completo e buon “dizionario dell’uso” ed ovviamente non ha affrontato la questione etimologica; mentre il mio lavoro non solo dichiara nel titolo lo scopo etimologico ma lo assume a pivot dell’intera opera.

Sinora nessuno al mondo aveva studiato massivamente le etimologie del vocabolario sardo, salvo Max Leopold Wagner (stando almeno alle sue dichiarazioni). A parte sta l’impegno “classicista” di Giulio Paulis sulle voci pertinenti alla flora, al quale ha fatto seguire altri sporadici tentativi. Non metterebbe conto citare altri studiosi che ci hanno tentato, poiché i risultati sono stati assai discutibili (Massimo Pittau), o addirittura pessimi (Eduardo Blasco Ferrer); ovviamente non menziono certi altri appassionati, totalmente privi di formazione glottologica e pure di talento. leggi ancora…

la stele di nora

Il capitolo intitolato “Stele di Nora” illustra la problematica che da oltre un secolo si è generata su questa antichissima stele, e pone in rilievo i numerosi errori metodologici che hanno nascosto ai vari studiosi l’esatta “ratio” capace di consentire il suo disvelamento.

Segue la traduzione integrale della stele, composta da venti parole in “scriptio continua” con scrittura sinistrorsa. Essa risulta essere il primo documento scritto in lingua sarda, risalente al X secolo avanti Cristo.

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L’Isola del grande verde

Sardegna

ICHNÙSA. I Greci ebbero la sorte di tramandare ai posteri molte opere scritte, e mediante esse hanno imposto la propria ragione presso gli studiosi dei moderni atenei, i quali a quei testi restano fideisticamente attaccati come all’unica verità. E così sembra a tutti lapalissiano che i nomi più antichi della Sardegna siano stati, in concorrenza tra loro, i seguenti quattro di tradizione greca: ̉Ιχνοῦσα, Σανδαλιοτίς o Σανδαλώτη, ̉Αργυρόφλεψ, Σαρδώ (Sardinia presso i Romani).
Ma intanto nessuno ha notato che la Sardegna, in tal guisa, ricevette una considerazione immensa nel mondo greco-latino, poiché l’essere chiamata in tanti modi (che in definitiva sono sei) non era indice di scarsa frequentazione dell’isola – com’è lamentela generale – ma il contrario: era segno che tutte le flotte del Mediterraneo conoscevano bene i suoi approdi, e ogni flotta individuava l’Isola con un nome preciso. A quei tempi mancavano le convenzioni geografiche internazionali, e ogni popolo del bacino greco chiamava l’Isola al modo che le singole marinerie si tramandavano. La tradizione greca riporta tali versioni, che però vengono limitate (consapevolmente) a quelle che circolavano nel bacino d’utenza. Furono omesse quindi le versioni semitiche, per la ragione che la Grecia, nella colonizzazione del Mediterraneo, si trovò sempre in aspra concorrenza coi Fenici, dei quali bisognava occultare e contrastare gli interessi anche su questo piano. Vediamo per esteso le versioni di parte greca (e conseguentemente di parte romana) leggi di più…

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