ISIDE. Anche la somma divinità egizia (l’originaria Dea Madre dell’Universo) non è meno famosa. Isis, detta in egizio Ȧst, Ast (da cui il cognome sardo Aste); viene anche pronunciata Iset col significato di ‘trono’, per l’acconciatura del capo a forma di trono (cfr. sum. ašte ‘trono’). Nella pronuncia semitica e greca Ísis riconosciamo l’origine etimologica dal sum. isiš ‘dolore, tristezza’. Si conosce la storia teologica di questa figura, che fu per gli Egizi quella che per gli Occidentali è la Madre di Gesù Cristo (ma sarebbe meglio dire la Sua paredra). Come Cristo, suo marito Osìride muore e risorge ogni anno. Ella regnò assieme a Lui sugli uomini, creando delle buone leggi e governando il regno con equità, mentre il suo sposo andava guerreggiando per il mondo. Ella è il modello di sposa e di madre, che alleva il proprio figlio con immensa tristezza nel desiderio di vendicare l’uccisione di suo marito avvenuta per mano del fratello Seth. Ella è la Madre Universale che tiene sulle ginocchia suo figlio Horus. Deriva da questa interpretazione il grande seguito che Iside e i suoi misteri ebbero nel mondo greco-romano. Iside concepì Horus dopo la morte di suo marito. In questa concezione pare di vedere in nuce il mistero teologico della “verginità di Maria”.
L’altro aspetto di Iside è quello di maga. Una leggenda del ciclo solare presenta Ra come un sovrano terrestre che, invecchiato, camminava sbavando; dalla terra bagnata dalla saliva Iside trasse un serpente che punse Ra. Questi chiamò gli déi per riceverne sollievo ma nessuno vi riuscì. Iside si propose di risanarlo a condizione che Ra rivelasse il suo nome segreto, fonte della sua potenza. Ra tentò d’ingannarla dicendole svariati nomi, ma la dea non si lasciò ingannare e alla fine Ra rivelò il segreto. Iside divenne così la signora dell’Universo. Da tutto ciò Iside trae il suo carattere di divinità universale, fonte di vita e di potenza magica.
ORU. In Sardegna il culto di Iside fu poco noto. Lo fu invece il culto di suo figlio Ḥor, Ḥoru, evidentemente radicato ad opera del forte elemento egizio che nei miei libri (es. I Cognomi della Sardegna) ho messo in evidenza. Una chiara dimostrazione sta nel cognome sardo Santόru, che secondo Pittau DCS è sardizzazione dell’it. Santòro. Ma Pittau trova soltanto nell’Italia di oggi ciò che avrebbe dovuto trovare nelle età arcaiche. Preciso che in Sardegna per Sant’Óru s’intende san Giòrgio (specialmente a Perdas de Fogu, dove c’è anche uno spuntone strapiombante sul Flumineddu, chiamato Bruncu sant’Óru). Occorre chiedersi perché in Sardegna ci sia una differenza fonetica incolmabile tra Giorgio e Óru. Questo fenomeno unico va spiegato tenendo sempre presenti le forzature fono-semantiche operate dai preti bizantini.
Per comprendere la questione va precisato che Giorgio-Giogli in mezza Sardegna rappresenta il Re del Carnevale, ossia il pupazzo oggetto di ludibrio che viene messo a morte la notte del Martedì Grasso. Egli un tempo rappresentò ovviamente il Dio della Natura. Quindi a Perdasdefógu quel “Giorgio” non fu altri, in origine, che il Dio della Natura, il Dio della Fecondità, della rinascita della Natura e del Creato. Non è un caso, infatti che l’attuale Santu Óru rappresenti la “santificazione” (avvenuta ad opera dei preti bizantini) di Urû, che in accadico è lo ‘Stallone’ per eccellenza, qualsiasi stallone, ossia ogni animale che monti una femmina per riprodurre la specie. Urû fu uno degli epiteti privilegiati del Dio della Natura e, guarda caso, fu anche il nome del dio solare egizio Ḥoro, Ḥor (eg. Ḥr), che appunto secondo i miti dominanti s’identifica negli déi solari Ra e Aton.
